Proseguono i lavori della M4

28 giugno 2016  Riceviamo dal Comune

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Gentile cittadina, gentile cittadino,
proseguono i lavori per la realizzazione della linea metropolitana M4 che collegherà Linate a Lorenteggio passando per il centro città.

Da martedì 28 giugno sarà cantierizzata l’area tra piazza San Babila e Corso Europa: da giovedì 30 giugno moto, bici e taxi non potranno più transitare tra Corso Venezia/Corso Matteotti/Corso Monforte e Corso Europa. Resterà invece aperta la circolazione tra Corso Venezia e Corso Matteotti. Anche il bus 54 e le sostitutive notturne M1 e M3 cambieranno percorso.

Avanzano anche i lavori sulla tratta ovest della linea blu. Da mercoledì 29 giugno per due mesi verrà chiuso al traffico il tratto di via San Vincenzo compreso tra via De Amicis e via Sapeto, contestualmente al piazzale fronte farmacia di piazza Resistenza Partigiana. Sarà comunque possibile accedere a via San Vincenzo da via Sapeto.

Dal 2 luglio infine si avvieranno le attività di realizzazione della stazione Washington Bolivar, con la cantierizzazione di via Foppa nel tratto compreso tra piazza Bolivar e via Washington. Da piazza Bolivar non sarà più possibile effettuare la svolta a sinistra in direzione via Lorenteggio. Nei soli mesi di luglio e agosto 2016 inoltre, la carreggiata di via Misurata all’altezza dell’intersezione con piazza Napoli verrà ridotta a una corsia di marcia larga.

La via e la piazza resteranno comunque percorribili in entrambe le direzioni.

I percorsi dei bus 50 e 61 verranno deviati. Tutti i dettagli su www.comune.milano.it

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Micrò, c’è da divertirsi, garantito.

27 giugno 2016 – Riceviamo e con piacere giriamo:

Buongiorno, in allegato le invio invio un comunicato stampa e alcune immagini relative alla prossima inaugurazione di micrô, un nuovo locale aperto a inizio giugno da alcune organizzazioni sociali milanesi (tra cui la nostra), sperando che la notizia possa essere di interesse per le pubblicazioni con cui collabora.
La ringrazio anticipatamente per l’attenzione; naturalmente, sono a disposizione per eventuali chiarimenti o approfondimenti al numero 345 4401360

Emanuela Montixi

Piccolo Principe s.c.s. ONLUS
Via Rimini 29, 20142 Milano
Telefono e fax 02 84893234
www.piccoloprincipeonlus.org

 

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E beccatevi questi due volti giovani e  sorridenti: sono i barman

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Iscrizioni a Prescuola e Giochi Serali

11 giugno 2016  Riceviamo dal Comune

Dal Comune servizio importante per le famiglie con entrambi i genitori lavoratori

Milano, 11 giugno 2016 – Da martedì 14 giugno a martedì 26 luglio sarà possibile iscriversi ai servizi di Prescuola e Giochi serali per l’anno scolastico 2016/2017 dedicati ai bambini delle scuole primarie di Milano.

Il servizio di Prescuola è attivo dalle ore 7:30 fino all’inizio delle lezioni (ore 8:30), mentre i Giochi serali iniziano al termine delle lezioni (ore 16:30) e proseguono sino alle ore 18.

Il Prescuola e i Giochi serali sono i servizi offerti dal Comune a tutti quei bambini i cui genitori sono entrambi lavoratori e hanno la necessità di conciliare la gestione quotidiana della famiglia con i tempi lavorativi. Nell’orario extra scolastico viene offerta agli alunni delle scuole primarie milanesi una varietà di proposte educative e di animazione, con particolare attenzione all’ambito sportivo, linguistico, musicale, artistico, con l’obiettivo di valorizzare sia l’aspetto didattico sia quello ludico-ricreativo.

Le prenotazioni per le iscrizioni si potranno effettuare solo online collegandosi al sito del Comune www.comune.milano.it/prepostscuola.

Per ulteriori informazioni è possibile chiamare il numero 02.884.40974, dalle ore 8:30 alle ore 16:30, dal lunedì al venerdì.

L’iscrizione al servizio di Prescuola e Giochi serali ha validità per l’intero anno scolastico: il servizio è riservato ai bambini iscritti nelle scuole primarie pubbliche milanesi, i cui genitori/tutori/affidatari richiedenti sono entrambi lavoratori.

Per la mia mamma

A richiesta 6/Fine: La Spesa Pubblica

 

La spesa pubblica (1)

19 agosto 2015  LA SPESA PUBBLICA

Subito un paio di numeri per capire di che si tratta. Le cifre sono in miliardi di euro

SPESA PUBBLICA 2013 (ultimi dati certificati)

                                        Interessi                       79

                                       Spese correnti Stato   739   TOTALE 818 miliardi

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  Previdenza-Assitenza   320

  Regioni: Sanità             109  

  Stato                             190

 Regioni                            29

 Province                            9 

 Comuni                            61

Enti Locali                       21

TOTALE                   739 miliardi

La spesa pubblica è circa il 50% del PIL (prodotto interno lordo)

Quasi il 10% della spesa pubblica è dato dagli interessi. D’altro canto abbiamo il terzo debito pubblico più alto dopo Giappone e Grecia. Partiamo da questo.

Lo Stato ha bisogno di quattrini e li chiede in prestito. A chi? A banche italiane e non, enti italiani e non, cittadini. E come? Vendendo TITOLI (Bot,Btp,CCT,etc.) garantendo interessi alla scadenza degli stessi.

Naturalmente gli acquirenti non sono boccaloni, se gli interessi sono appetibili OK, altrimenti ciccia. E più hai bisogno di quattrini più devi alzare gli interessi e più dovrai poi rimborsare.

Il guaio è quando non hai più quattrini per rimborsare i prestiti. I creditori italiani li mandi in crisi e non compreranno più TITOLI, quelli esteri, in più, non investiranno più in Italia. Grecia insegna. Ricordarsi la differenza tra attirare investimenti dall’estero e svendere il paese. (Marchi ex-italiani: Fiat, Italcementi, Parmalat, Galbani, Bulgari, Gucci, Loro Piana, Edison, Cariparma. etc.)

Ed ecco l’incontro-scontro incassi vs spese per alleggerire il peso degli interessi. Alzo i primi o diminuisco le seconde? Aumento le tasse o spendo di meno?

Il primo passo è confrontarsi con gli altri paesi dell’Europa.

Qualcuno ci ha provato, ma non è facile trovare altri stati quasi soverchiati da varie mafie, con numerosi parlamentari indagati, inquisiti, condannati (salvo che piscino in bocca a suore), con nel DNA il peccato originale: no non la mela di Eva, l’orientamento delinquenziale.

http://revisionedellaspesa.gov.it/documenti/Confronto_spesa_primaria_italiana_ed_europea.pdf

Naturalmente è facile attaccarsi a Previdenza-Assistenza e Sanità, sono ben oltre la metà della spesa totale. Già, ma se le tocchi, impatti il welfare, dici poco. Il cittadino onesto si incazza di brutto.

Però si possono eliminare  gli abusi: pensioni pagate a defunti ed a falsi nullatenenti, invalidità a tassisti, vitalizi di ex-parlamentari che si tramandano sino  ai nipoti, etc

La spesa pubblica (2)

21 AGOSTO 2015  (segue)

SPESE CORRENTI 2013 (34.000 uffici preposti agli acquisti)

                                          (50.000-500.000 euro il costo di ogni bando)

Dunque, 34.000 uffici acquistano la stessa carta igienica, le stesse siringhe, gli stessi ‘tutto’, ed ogni acquisto ha in più il costo del bando. Solo una mente malata può non capire l’estremo spreco di denaro. Il potere e le raccomandazioni la fanno da padroni. Quanto si potrebbe risparmiare riducendo i centri acquisto a 40-50? Andiamo avanti.

Acquisti correnti (miliardi)

 sanitarie: farmaci, assist., medici base       42 miliardi

ASL: farmaci, dispositivi, servizi                  30 miliardi

enti territoriali: servizi                                    35 miliardi 

ministeri: difesa, etc.                                      18 miliardi

enti pubblici                                                      6  miliardi               Totale 131 miliardi

 

Investimenti:  fabbricati ,attrezzature                                                           38 miliardi

Stipendi pubblici                                                                                           165 miliardi

Trasferimenti             a imprese  33 miliardi

                                   a famiglie 328 miliardi

                                   a estero     19 miliardi                                                380 miliardi

Varie                                                                                                                 25 miliardi

                                                                                                 TOTALE 739 miliardi

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I 42 miliardi di spese sanitarie sono pagati dopo mesi ed anni. Non ci credete? Ecco i dati sui pagamenti (media).

Trentino A.A.   78 giorni

Nord                110

Centro             275

Sud                   339

Calabria           832

Non crederete che i fornitori si addossino il costo dei ritardi, vero? Chiuderebbero per crisi.

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Ed i 165 miliardi di stipendi pubblici seguono una sorta di omogeneità? Manco a pensarlo.

Spese di personale per ogni 100.000 abitanti:

Molise        177.000 euro

Abruzzo       94.400 euro

Calabria       63.700 euro

Liguria         37.500 euro

Lombardia  19.800 euro

Bah! Probabilmente i dipendenti pubblici lombardi fanno la fame, mentre in Molise vanno a ostriche e champagne. (segue)

La spesa pubblica (3)

23 agosto 2015  AUTO  BLU  ED  AUTO  GRIGIE  2014

Continuiamo ad analizzare come spendiamo i nostri euro.

Con auto blu si intende un auto con autista o comunque con cilindrata oltre 1600 cc. Le altre sono auto grigie.

In Italia gli Enti Statali dispongono di 53.560 auto.

Gli Enti Centrali dispongono di 1.460 auto blu censite (a).

Gli Enti Locali dispongono di 4.267 auto blu censite

  • Il Ministero della Difesa dispone di circa 300 auto blu.
  • Il Ministero della Giustizia dispone di circa 800 auto blu.
  • (a) Il Ministero dell’Interno dispone di 300 auto blu non censite oltre a quelle censite.

Quindi le auto blu per gli Enti Centrali sarebbero circa 1.800.

Nel totale generale sono comprese le auto fornite ai Ministeri da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale.

 

Per gli Enti Locali ci sono 700 auto blu a disposizione delle ASL. Alle Regioni, per ogni 100.00 abitanti, sono assegnate le seguenti auto blu:

237 a Basilicata

173 a Valle D’Aosta

160 a Calabria, Sardegna

131 a Sicilia

90 a Campania, Puglia

77 a Trentino A.A.

57 a Lazio

45 a Lombardia, Toscana, Piemonte, Friuli, Liguria

25 a Veneto

19 a Emilia-Romagna

Già queste differenze danno molto da pensare. Va beh, ma dai, un’auto blu non si rifiuta a nessuno.

Da notare che la gestione delle auto blu costa circa 35 milioni di euro, a cui aggiungere 250 milioni per il personale.

Da considerare anche 170 milioni di euro il costo di 550 scorte, alcune essenziali, altre a vitalizio.

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Per un confronto:

Nel Regno Unito ci sono in tutto 90 auto blu per le Autorità Centrali.

Il Ministero delle Finanze tedesco dispone di 9 auto blu.

————————————————————-PEDALAREEEEEEEEEEE………..

La spesa pubblica (4)

Posted on 24 agosto 2015 by Sergio

24 agosto 2015

SPESA  DIFESA

La spesa per la difesa sfiora i 20 miliardi di euro.

Stipendi per militari:     6,5  miliardi

Armamenti:                  4     miliardi

Esercizio:                     2     miliardi

Missioni di pace:          2     miliardi (dal Ministero Sviluppo Economico)

Carabinieri:                  5     miliardi

 

Per personale si intende 28.000 civili e 176.000 militari (di cui 50.000 marescialli)

Il problema della difesa non è valutabile solo con numeri. Troppe variabili ne fanno parte, quindi non approfondiamo il capitolo.

PRESENZA TERRITORIALE DELLO STATO

Qui invece ci si può divertire.

Quante sono le “pubbliche amministrazioni“?.

Vediamo: 8.100 Comuni, 400 Unione di Comuni, 250 Comunità montane. Aggiungiamo 5.700 sedi territoriali dei ministeri e 3.900 sedi vigilati dai ministeri e sommiamo pure le sedi di Polizia e Carabinieri siamo a circa 20.000.

Ma quanto spreco c’è in questi numeri? E che ragione c’è di avere 5 corpi di Polizia che dipendono da 5 Ministeri diversi?

Polizia (Interni), Carabinieri (Difesa), Guardia di Finanza (Economia), Corpo Forestale (Agricoltura), Penitenziaria (Giustizia); gli altri paesi tendono a creare gruppi interforze evitando interferenze e duplicazioni  riducendo quindi  la spesa e migliorando i risultati.

Un esempio di ridondanza totale.

Il Ministero dei trasporti dispone dell’ ANV, (archivio nazionale veicoli) mentre l’ACI dispone del PRA che è un sottoinsiene dell’ ANV.

Ed esempi così ce ne sono migliaia e li vedremo. Sono stati fatti diversi tentativi di unificazione, tutti falliti, perché?

Forse ci sono troppi politici falliti a cui destinare non una ma due o tre poltrone ben retribuite? Vedremo che nelle partecipazioni pubbliche è un fiorire di pluripoltronati.

Segnaliamo due siti interessati:

www.siope.it      elenca dettagli della spesa pubblica locale

www.openbilanci.it    elenca i bilanci dei comuni degli ultimi 10 anni

La spesa pubblica (5)

26 agosto 2015 LA  SPESA  PUBBLICA – PARTECIPATE

Continuiamo ad analizzare la spesa pubblica, questa volta con un occhio di riguardo alle partecipate. Quelle aziende un poco strane delle maggioranza delle quali si sa molto poco o nulla. Tanto per intenderci vediamo cosa sono. Partecipate

Si sente una strana puzza? Le partecipazioni locali sono 7.726 di cui partecipate dai comuni 5.469; più gli extra e siamo a circa 10.000.  (in Francia circa 1.000).

Da notare che ci sono partecipate che corrispondono servizi: acqua, trasporti, servizi, rifiuti, acqua, etc. Ed altre che sono solo fondi di spesa.

Costano? Certo che costano, ma quanto? Difficile dirlo, molte sono private-pubbliche ed i conti sono difficile (magati apposta).

I costi operativi del trasporto pubblico sono del 18% più alti che in Germania e dell’ 83% più alti che nel Regno Unito. Il rapporto tra passeggeri e posti è del 22%, la metà che in Spagna e Francia, ed i ricavi più bassi del 40%.

Il trasporto pubblico ha un deficit di 300 milioni di euro, metà del quale appartiene all’ATAC di Roma. Mica male vero?

DIPENDENTI PUBBLICI

Son 3.232.495 a tempo indeterminato più 79.000 a tempo determinato e circa 20.000 docenti universitari e ricercatori.

30% in scuole ed università

22% nella sanità

18% in regioni, Province, Comuni

15% tra polizia e militari

7% nei ministeri, il resto in altri comparti.

Dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti.

Lombardia     42

Veneto           46

Campania      51

Sicilia             57

Calabria         58

Molise            60

Liguria            66

Sardegna        67

Friuli               70

Trentino          76

Valle d’Aosta  93

Sulla razionalizzazione delle partecipate vedere http://revisionedellaspesa.gov.it/documernti/programma_partecipate_locali_master_copy.p

 

La spesa pubblica (6/f)

27 agosto 2015  LA SPESA PUBBLICA – FINE

Avevamo pianificato di parlare del costo della politica, del costo della sanità, del costo della previdenza-assistenza.

Ce ne asteniamo e ci ritiriamo. Come i 25+1 gruppi di lavoro che hanno operato sulla Spending Review prima di essere dismessi: troppa polvere sollevata, troppa mala-amministrazione resa visibile, meglio sopire, meglio: mavalàààà!

Per il costo della politica avremmo dovuto copiare gli articoli di giornale degli ultimi due anni: troppo lunghi, e poi lo stomaco ha un limite di sopportazione oltre il quale c’è il rigurgito.

Per quanto riguarda la sanità non è che spendiamo troppo, molti stati ce l’invidiano. E’ che spendiamo male.

Stesso discorso per la previdenza-assistenza.

Il danno deriva dai mancati controlli che permettono furbate e ladrocini.

Ecco un documento interessante:

PRIME_PROPOSTE_PER_UNA_REVISIONE_DELLA_SPESA_xfinalex.pdf

Per approfondire:

La Casta di G.A .Stella e S. Rizzo (politica)

L’altra Casta di S. Livadiotti (sindacato)

La Casta Bianca di P. Ferrari Cornaglia (sanità)

Pescecani di M. Giordano

Razza stracciona di S.Rizzo

La lista della spesa di Carlo Cottarelli

Siti http://revisionedellaspesa.gov.it/documenti (dai gruppi di lavoro Spending Review)

www.siope.it

www.openbilanci.it

Grazie a chi ha avuto la pazienza di seguirci

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A richiesta 5/6: Crisi e Finanza

2 giugno 2016  CRISI  E  FINANZA

Crisi e Finanza 1/5

Posted on 1° Gennaio 2014 by Sergio

Quando arrivano le feste ed il Consiglio di zona và in ferie, ci si pone la domanda: “chiudiamo anche noi?” Sarebbe bello, ma se poi ci abituiamo? Ed allora, come ogni anno, scegliamo un argomento e ci facciamo qualche articolo, così, per tenerci in forma. “Crisi e Finanza”. Ne abbiamo già scritto, ma forse è passato inosservato.

Spread, debito pubblico, deficit, default, sono termini che udiamo/leggiamo quotidianamente. Termini economico/finanziari. Sentiamo anche parlare di disoccupazione (situazione), ma solo in quanto legata ai consumi interni. Poco si sente di disoccupati (persone). D’altro canto un disoccupato = un dramma, 1000 disoccupati = una tragedia, un milione di disoccupati = una statistica. Chi lo disse forse prevedeva la crisi attuale.

Vediamo alcuni concetti di base sul modello economico nel quale operano gli operatori finanziari, prima di entrare nel vivo. Negli anni ’70 Milton Friedman, premio Nobel ’76 per l’economia (dovrebbero ritirarglielo), inventò la dottrina neoliberista. Dottrina che fu tradotta in misure politiche da Margaret Thatcher e Ronal Reagan negli anni ottanta, per poi diffondersi in tutto il mondo occidentale ed oltre. Promotori di spicco il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, locati a Washington (guarda caso).

Il neoliberismo postula la capacità dei mercati di autoregolarsi tra domanda ed offerta, quindi lo Stato deve starsene da parte e non romperne l’equilibrio.

In pratica, domanda ed offerta stabiliscono di volta in volta il prezzo, ed il prezzo riflette il valore di quel bene, qualunque esso sia, petrolio o sanità, grano od istruzione. Vedremo come questo prezzo-valore non ha alcun legame con l’economia reale. Inoltre il valore sociale, ambientale e relazionale non viene preso in considerazione perchè non rientra tra i parametri della “merce”.

Ormai conta solo il PIL. Eppure, già Robert Kennedy affermava che il PIL misura tutto, fuorché ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Un ironico analista USA afferma che “Eroe del PIL” è un malato terminale con causa di divorzio e che fa un frontale in auto. Medici, avvocati, meccanici, compagnia assicurativa, vedi quanta economia questo tizio muove. Mentre “Vigliacco del PIL” è chi va al lavoro in bicicletta, fa volontariato, e coltiva la verdura che consuma.

La Finanza è il mercato dei soldi (Baranes).Tuttavia la Finanza non è negativa di per sé, diventa tale quando la si usa al di fuori delle regole, sopratutto dalle banche.

Le banche, con i depositi dei correntisti, finanziano una azienda che vuole espandersi, od una coppia che vuole acquistare una casa. Le aziende possono emettere azioni ed obbligazioni per racimolare capitale da investire in nuove produzioni. Per chiarezza, emettendo azioni in pratica metto in vendita una parte dell’azienda; emettendo obbligazioni mi impegno al rimborso ad una data scadenza corrispondendo anche degli interessi. Anche lo Stato può finanziarsi emettendo BOT, BTP, CCT, per un nuovo ospedale per esempio.

E fin qui tutto nella norma. Il problema nasce quando la finanza “specula”, cioè gioca d’anticipo. Quando cioè un raccolto od un’azienza od un bene comune, giocati a domanda ed offerta, acquisiscono un valore finanziario, appunto giocato a domanda ed offerta, ben lontano dal valore economico reale. Così ci troviamo il petrolio a 120$ al barile, e scoppiata la bolla, a 35$.

La finanza gioca su tutto. Gli accordi sulla riduzione delle emissiomi di gas ad effetto serra, prevedono che chi inquina più del dovuto può comperare diritti di emissione da chi inquina di meno. Quindi tu inquina pure di più che io ti vendo un diritto ad emettere qualche tonnellata in più di CO2 cha tanto ne hai il permesso. (segue)

Crisi e finanza 2/5

Posted on 1 gennaio 2014 by Sergio

 

Wall Street è la borsa per antonomasia; cioè il luogo ove avvengono acquisti e vendite di azioni, obbligazioni, BOT, etc. In realtà lo scambio di titoli avviene ormai via computer tra investitori e banche od operatori finanziari. Le borse fanno da notaio più che da intermediario, indicando a fine giornata chi ha guadagnato e chi ha perso. Importante è sapere che la quotazione di un’azione data dalla borsa vale per tutte quelle azioni, anche quelle, quindi, tenute nei cassetti.

Ciò che conta è che il danaro che si muove non ha alcun rapporto con l’economia reale, ma viene usato per compravendite in previsione. Compro ACME perchè spero che il valore salga, vendo ICIS perchè temo che perderà valore. Quindi la compravendita delle azioni ACME ed ICIS non ha nulla a che vedere col valore delle aziende, però un massiccio acquisto od una massiccia vendita finisce per influire sul valore finanziario (azioni) delle aziende.

Ed è questo il lato negativo delle finanza speculativa. Può far oscillare i valori a suo piacimento, ma quando si arriva alla scadenza dei titoli quel valore finanziario diventa reale, ed il giochino può arricchire un’azienda o portarla alla rovina, pur non avendo inciso nella sua realtà.

Un esempio chiarificatore di realtà falsificata. Nel 1975 il giro di affari di Wall Street rappresentava il 17% del PIL USA. Nel 1985 toccava il 150%, e nel 2006 toccava il 350% del PIL. I dollari che hanno girato sulla borsa di Wall Street equivalsero a tre volte e mezza la reale ricchezza prodotta in USA. Erano dollari FASULLI perchè dietro non c’era ricchezza vera, e qui cominciò lo scoppio della bolla dei mutui subprime, identificati come l’origine del MALE. Tutto sbagliato! Il deficit dei subprime fu di 4.500 miliardi di dollari, niente di grave per la ricchezza USA. Il problema è che la finanza gonfiata ha generato diverse forme di derivati che, dilagando nel mondo, ha portato alla crisi globale, e le banche ne sono state le artefici.

A questo ha contribuito la grande massa di obbligazioni emesse dalle grandi imprese. Le banche hanno visto l’affare e da banche di credito sono sempre più diventate banche di investimento; la legge che ne stabiliva la differenza fu annullata.

Le attività creditizie si sono evolute in attività finanziarie, grazie all’espandersi della finanza. Gli investitori, banche comprese, veri avvoltoi del soldo sempre alla ricerca del maggior guadagno, hanno inventato la leva finanziaria. Esempio. Ho tra le mani un lucroso investimento ma ho solo un milione di euro. Ne chiedo 9 in prestito dalle banche. Quindi posso investire 10 milioni per un maggior guadagno, con una leva 10 a 1 (10 totali e 1 mio). Il previsto guadagno mi permetterà di rimborsare i 9 milioni più gli interessi. Già, ma se l’affare và male? Ho perso il mio e non ripago nessuno mettendo in crisi le banche ed il relativo indotto. Ed è ciò che è successo. La Lehman Brothers usava una leva 31 a 1, il che l’ha portata al fallimento prima che lo Stato si accorgesse del disastro totale. Infatti la Bear Sterns, leva 35 a1, fu salvata dall’intervento dello Stato. Così il Credit Suisse con leva 33 a 1, Deutche Bank con 35 a 1, Barclays con 61 a 1. Intanto fuori dalla banca Northern Rock inglese i correntisti dormivano nei sacchi a pelo in attesa di poter ritirare i propri risparmi. Si è detto “banche troppo grandi per fallire”, il costo sarebbe enorme. Già, le banche hanno causato la crisi che il cittadino stà pagando e lo Stato, cioè sempre il cittadino, paga perchè la banca non fallisca.

Il bello è che i milioni che oggi la BCE elargisce alle banche non sono usati per ripianare il buco, ma per ulteriori investimenti stesso stile, e questa volta se va male non c’è Dio che copra. Ma qui siamo già alla fine delle pillole, invece c’è ancora da illustrare come le banche hanno usato i soldi negli investimenti per evitare qualsiasi controllo dalle Banche Nazionali (se qualcuno li fa) ed Internazionali. Domanda: ma nessuno s’incazza e pone limiti? Figurarsi, banchieri e docenti universitari sono i primi sostenitori del neoliberismo nonché inventori di finanza nera ed utenti di paradisi fiscali. (segue)

Crisi e finanza 3/5

Posted on 1 gennaio 2014 by Sergio

 

Per evitare che una banca restasse senza soldi, gli accordi internazionali bancari di Basilea stabilirono che per ogni investimento (con i soldi dei correntisti), la banca tenesse in disparte il corrispondente dell’8% del finanziamento per soddisfare i prelievi dei correntisti. Idea garantista. Però per le banche significa tenere un bel gruzzolo che non frutta soldi, visto che la finanza è fare soldi sui soldi. Fatta la legge trovato l’inganno: la cartolarizzazione, la causa prima della crisi.

La cartolarizzazione è il processo finanziario che permette alle banche di convertire un credito da investimento in titoli finanziari da poter rivendere sui mercati.

La banca emette un finanziamento di 100.000 euro (stiamo bassi per capirci), lancia sul mercato due obbligazioni da 50.000 euro (più interessi) e ritorna così in possesso dei 100.000 euro. Questo nuovo capitale gli permette di fare un altro investimento incamerandone gli oneri.. Semplice no? Prima del 2007 le banche cartolarizzavano qualsiasi credito. La continua disponibilità di liquidi ha portato a finanziamenti senza i dovuti controlli, e da lì ecco la crisi dei subprime per insolvenza dei debitori.

In realtà c’è un passaggio in più, necessario perchè quanto sopra non circuita l’obbligo di non superare il limite di investimenti. Quindi ecco il NERO. La banca vende il credito ad una società veicolo, locata nei paradisi fiscali. E’ questa che rimborsa il finanziamento alla banca e poi emette le obbligazioni. In tal modo, a bilancio, la banca non ha crediti quindi ricomincia a fare investimenti. Questo sistema non fa altro che creare denaro che non è reale. Queste società veicolo operano come banche ma non sono banche, quindi non sono vincolate dalle regole bancarie.

Fantasie? Ecco alcune società veicolo di banche italiane: Cordusio-RMBS (Unicredit), Adriano Finance 2 (Intesa), Antenore Finanze ( MPS). Queste società veicolo, da sole, tra il 2008 ed il 2009, hanno cartolarizzato e distribuito oltre 40 miliardi di euro di mutui.

Riferimenti: Daniel Munevar, Nouriel Roubini, A. Baranes, Federal Reserve Bank of New York (staff report 458-2010).

Quando poi i crediti non sono stati più onorati, le banche hanno dovuto portare a bilancio i debiti delle relative società veicolo. Ecco svelato i deficit delle banche che la BCE ha dovuto coprire (con i nostri soldi ovvio).

La cartolarizzazione ha attecchito in Italia anche nel settore pubblico. I fornitori delle ASL, i Comuni, le Regioni. Debiti che ricadranno sulle prossime generazioni.

Altrettando grave è il fatto che tali titoli vengono impacchettati con altri, cosicché chi acquistava spesso non sapeva cosa acquistava, e tra questi chi ci sono anche fondi di investimento e fondi pensione. (segue)

Crisi e finanza 4/5

Posted on 1 gennaio 2014 by Sergio

01-01-2014

Gli investitori istituzionali, nel mondo, sono circa 65.000. Più della metà del capitale dei fondi di investimento appartengono alle banche: UBS e Credit Suisse, Barclays, State Street, Deutche Bank. In Italia le società di Unicredit ed Intesa ne gestivano circa il 40%. (Assogestioni 2010)

Scopo degli investitori? Rendimenti alti nel breve termine. La vergogna è che i profitti non vengono investiti nele aziende ma diventano dividendi per gli azionisti. Ne consegue che le aziende per fare investimenti in attività produttive devono ricorrere alle banche. E per evitare la vergogna degli stipendi stratosferici dei top-manager, ecco le stock options, che non fanno parte dello stipendio ma sono azioni della stessa azienda. Alla FIAT qualcuno se ne è messi in tasca in un anno ben oltre tre milioni di euro. Presente la Fiat? Calo vendite, cassa integrazioni a vagonate, chiusura stabilimenti. E continuano le comiche.

Abbiamo scritto che anche i fondi pensione fanno parte della giostra finanziaria. Sembravano il futuro, beh….sinora il TFR ha reso di più.

Se qualcuno vuole fare l’investitore finanziario e fare quattrini subito e tanti, tenga presente che ci sono siti su Internet che vi fanno milionari in un giorno: www.anyoption.com – www.avafx.com – www.trading212.com. Se però qualcuno ci crede è pronto per la neurodeliri coatta.

Ci sono poi le agenzie di rating. Con il loro AAA – BB1 – B1, hanno contribuito non poco alla crisi, assegnando valori spesso non legati alla realtà. D’altro canto queste agenzie sono pagate dalla aziende stesse. Il controllato paga il controllore. Non sentite puzza di bruciato???

Se i “normali” fondi di investimento, di pensione, etc. seguono (?) regole e controlli in tutela dei piccoli risparmiatori, gli Egde Funds limiti non ne hanno; infatti serve esperienza e soldi con tanti zeri. Nel 2007 80% dei 10.000 edge funds era registrato alle isole Cayman. Strano, vero?

Poi ci sono i fondi di Private Equity. L’obiettivo è acquistare il controllo di imprese e guadagnare. 1° modo: si investe in una impresa innovativa, la si segue nell’evolversi, e poi si vende la quota di partecipazione che, nel frattempo, ha acquisito notevole valore. 2° modo: si acquista il controllo di una azienda sana, se ne estrae ogni valore indebitando l’azienda, si vende i prezzi pregiati e le infrastrutture, il resto lo si lascia fallire (ci sono esempi di questi anni).

Ma non siamo ancora al fondo del barile. Ci sono fondi che chiameremmo di “colonizzazione moderna” o “fondi avvoltoi”. Il fondo di investimento FG Hemisphere acquista per pochi spiccioli il debito dei paesi poveri del sud del mondo. Per esempio il debito della Repubblica Democratica del Congo di 100 milioni di dollari contratto 20 anni fa dal dittatore Mobutu. Al via le azioni legali per avere quei soldi che quel paese non avrà mai.

Riferimenti:  S. Liberti, A. Baranes.L. Gallino, F. Macheda (segue)

Crisi e finanza 5/fine

Posted on 1 gennaio 2014 by Sergio 01-01-2014

I derivati sono contratti che permettono di acquistare o vendere qualunque cosa (e vedremo che è così) in una data futura però ad un prezzo stabilito oggi. I derivati ricordano le compagnie di assicurazione; queste, in cambio di una commissione, assumono il rischio del furto della mia auto.

Esempio. Compro, dalla banca, un derivato per 1.000 euro di petrolio, scadenza 1 mese. Costo commissione: 10 euro. Se tutto fila liscio, dopo un mese pago i 1.000 euro ed ho il petrolio. Costo totale: 1.010 euro. Se dopo un mese il petrolio vale 1.050, posso comprarlo a 1.000 euro e rivenderlo subito a 1.050. Costo totale sempre 1.010 euro ma ricavo 1.050. Chiaro che se il petrolio perde valore devo comunque pagarlo 1.000 euro e quindi ci perdo. Se si pensa alla leva finanziaria, molto usata nei derivati, si vede subito come i guadagni possono essere eccezionali. Infatti difficilmente si tengono i derivati sino alla scadenza, si vendono appena il valore sale. Come incidono i derivati sulla crisi? Ci sono due tipi di derivati. Quelli che circolano sui mercati e sono sottoposti a regole. E quelli stipulati tra due privati fuori dal mercato. Si chiamano OTC (over the counter= al di là del banco). Oggi sono il 96,2% del totale dei derivati. Gli OTC non seguono regole se non quelle stabilite esclusivamente dal venditore e dall’acquirente. A dicembre 2000 i derivati OTC in Italia ammontavano a 1.400 miliardi di dollari (Banca d’Italia). A giugno 2009 10.397 mld di dollari (Banca d’Italia), un aumento del 642%, mentre il PIL aumentava del 26% (Istat). Ogni giorno vengono venduti 80 mln di barili di petrolio, ma sul mercato dei derivati sono un miliardo di barili. Ecco come la realtà svanisce e la finanza governa il valore, e quindi, in cascata, i prezzi.

Riferimenti: A. Baranes, E. Martinuzzi, Vernon Silver.

Se non Vi ha ancora disgustato la finanza “sporca”, eccoVi un’altra perla. Si chiamano credit default swap, o CDS. Sono scommesse sul fallimento di un credito, quindi di una azienda.. Sapete, ci sono stati (e ci sono tutt’ora) CDS sul fallimento di stati, quali l’Italia e la Grecia. Non è divertente? I CDS sono apparsi nel 1997; dieci anni dopo il volume era pari a 62.000 mld $. (D.Teacher – M. Aglietta). La banca Citigroup ha pagato una multa d 285 mln $ per avere venduto da una parte titoli tossici a perdere e dall’altra gli stessi titoli a guadagno. La Goldman Sachs ha patteggiato per 550 mln $ per la stessa pratica. Quindi per loro, non interessava che il cliente guadagnasse o perdesse, ma incassare le commissioni.

A crisi scoppiata, masse di capitali sono passati dai mercati tradizionali a quelli OTC, giocando sui prezzi degli alimentari. Secondo il World Food Programme oltre 100 milioni di persone in più nel mondo si sono trovate malnutrite o sottonutrite. (T. Friedman).

Per giocare ancora più sporco sono nate le “dark pool”, sorte di borse valori ombra. Lì si tratta di tutto e di più, al di fuori di qualunque regola. Il bello è che sono gestite dalle stesse banche ufficiali. Nel 2011 le più note erano la Sigma X della Goldman Sachs, la MS Pool di Morgan Stanley, la Pin Ats della UBS, la Turqoise di un consorzio di 9 banche. (A. Baranes).

Se a quanto sopra sommiamo l’esistenza dei paradisi fiscali, il pranzo è servito.E non serve andare lontano. Svizzera, Lussemburgo, la City di Londra, l’Austria, l’Olanda: leggi fiscali colabrodo ed il dado è tratto.

Qui ci fermiamo. Abbiamo illustrato la “finanza creativa”, quella del maggior profitto, quella senza regole, quella ben nota a tutti, e che malgrado la crisi da essa provocata chiede agli stati di salvarla proprio con i soldi dei cittadini.. Ed i cittadini? Cornuti e mazziati.

Ci sarebbe ancora molto da dire, ma il nostro scrivere è solo un riempitivo festivo che qui termina. Abbiamo segnalato, nei riferimenti, nomi significativi di esperti autori di ottimi libri. Ci permettiamo di segnalare “Finanza per indignati” di Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica (13 euro).

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A richiesta 4/6: Colpa dell’Euro, sicuro?

1 giugno 2016

Colpa dell’Europa? Sicuro? (1)

4 agosto 2014

L’europa non è democratica. È nata da una Elite.

Già, una elite, ma che elite.Per esempio: Konrad Adenauer, Robert Shuman, Jean Monnet, Altiero Spinelli, Jacques Delors, Helmut Kohl, Pierre Werner.

Statisti da “Bunga bunga”’ o da “80 euro e batti le mani”? No, nomi da enciclopedia di storia.

Parlamenti, referendum, governi, l’adesione non è stata imposta ma votata secondo le regole di ogni Stato. L’Eurobarometro indicò che l’88% degli italiani era favorevole.

Il Trattato di Maastricht ha avuto una lunga gestazione prima di venir votato da tutti, anche dall’Inghilterra benché restasse fuori dall’euro. La Norvegia con 2 referendum respinse l’adesione. L’Irlanda ha fatto 9 referendum di cui 2 con risultato negativo il che comportò alcune modifiche al Trattato. La Svezia ha votato favorevolmente all’ingresso in Europa ma negativamente all’uso dell’euro. Ognuno ha scelto liberamente se entrare o meno nell’Europa degli Stati e se operare o meno con l’Euro.

Ogni nuova regola deve quindi essere accettata da tutti i membri. Ovvio, però, che poi bisogna rispettarla.

Ma l’Europa non è una squadra di calcio ove il furbo si può nascondere, il furbo deve giocare secondo le regole, come tutti.

Le Nazioni Unite od il Fondo Monetario Internazionale, con alle spalle anni di vita, non sono altrettando democratici come l’Europa, ove non esiste, per fortuna, il diritto di veto. Certo che c’è ancora molto da fare, ma molto davvero. Eppure vedremo, nei prossimi articoli, aria di ipocrisia, ove è facile dare sempre la colpa all’Europa, ma con le mani sporche di marmellata. (segue).

Per approfondimenti sui dati pubblicati negli articoli “Colpa dell’Europa” vedere: Istituto Affari Internazionali, Center for Europen Policy Studies, Daron Acemoglu, Bini Smaghi, James Robinson.

Colpa dell’Europa? Sicuro? (2)

Posted on 5 agosto 2014 by Sergio

Certo: l’Euro è stato valutato erroneamente: 1936,27 è un cambio troppo alto, e questo ci ha portato deboli incontro alla crisi

Beh! “erroneamente” è una balla.

E’ bene ricordare che prima dell’euro c’era già l’ECU, ricordate? L’ecu serviva per controbilanciare le svalutazioni quando paesi furbi, l’Italia?, giocavano con la svalutazione per mantenere la propria valuta in termini vantaggiosi, almeno temporaneamente.

Nell’ecu il marco valeva 750 lire; il marco era già allora la valuta guida ufficiosa nel paniere ecu. Con la crisi 1992 che spinse l’Italia fuori dall’ecu, il marco arrivò a valere anche 1.200 lire nel 1995 (anche senza i ‘tarantella bonds’).

Continui aggiustamenti portarono, nel 1998, il cambio a circa 970 lire.

Ne consegue che, per arrotondamento, 1 euro = 2 marchi = 1.940 lire = 6,50 franchi francesi = 200,50 scudi portoghesi, etc. Valori bilanciati tra loro; un cambio diverso da 1936,27 sarebbe stato rifiutato dagli altri stati, è evidente.

Tuttavia il tasso di conversione l’Italia lo ha comunque pagato caro, ma non per colpa dell’euro, ma per colpa dei soliti Italioti. Quando nel 2000 il cambio divenne ufficiale nessuno controllò, nel tempo, che il tasso venisse applicato anche nella economia nazionale; in altre parole che i prezzi tenessero conto della reale conversione: 1500 lire = 0,78 euro; 1000 lire = 0,52 euro, etc.

Invece quante volte al mercato si è sentito dire: “Ma come, la settimana scorsa costava intorno alle mille lire e adesso costa un euro?”. E Pantalone pagava.

Nel mercato interno il cambio 1936,27 = 1 euro è diventato realtà più tardi, quando qualcuno si era già fatto una montagna di quattrini e qualcun’altro si era già giocata parte di stipendio o pensione.

 

Già, sempre colpa degli altri, prima l’ECU, poi l’EURO. Però, a pensarci bene, quelli che negli anni ’80 hanno portato il rapporto debito pubblico/pil dal 60% al 120%, non hanno nulla da giustificare?

Per approfondimenti sui dati pubblicati negli articoli “Colpa dell’Europa” vedere: Istituto Affari Internazionali, Center for Europen Policy Studies, Daron Acemoglu, Bini Smaghi, James Robinson.

Colpa dell’Europa? Sicuro? (3)

Posted on 7 agosto 2014 by Sergio

L’Europa ci impone cosa fare, come si permette! Dove va a finire la sovranità?

Beh! Se giochi in una squadra non puoi fare quello che vuoi, ti pare? E poi, che norma ti impone l’Europa? 1) il saldo di bilancio, 2) il debito pubblico.

Già, quello che ci imponiamo in famiglia, a pensarci bene.

La politica di struttura, le regole del mercato del lavoro, il welfare, gli investimenti in ricerca e sviluppo, l’istruzione scolastica, lo sviluppo universitario, le infrastrutture, la pubblica amministrazione, la giustizia. Questi sono sviluppi tuttora lasciati nelle mani dei governi nazionali.

Non è per caso che i paesi più in crisi sono quelli che non investono in istruzione e ricerca e sviluppo e infrastrutture, ma hanno la spesa corrente più alta e tassano maggiormente il lavoro anziché rendite e patrimoni finanziari. (viene in mente niente?)

Se la disoccupazione giovanile in Italia sfiora il 43,7% ed in Germania l’8%, non è colpa dell’Europa. Se il reddito minimo esiste in Europa ma non in Italia e Grecia, non è colpa dell’Europa. Se dall’inizio della crisi in Germania il Pil è aumentato del 4,5% ed in Francia dello 0,7%, mentre Italia e Spagna si è contratto del 9% e del 6% rispettivamente, non è colpa dell’Europa.

L’Italia, come altri paesi, ha chiesto la mutualizzazione del proprio debito pubblico, cioè con Eurobond, però, ALT, senza vincoli per la finanza pubblica. Hanno scambiato l’Europa per la Befana.

Per quanto riguarda la sovranità, Grecia, Irlanda, Portogallo, l’hanno persa quando nessuno comperava più i loro titoli di stato ed hanno dovuto rivolgersi all’Europa ed al FMI per un sostegno. E’ quanto accadde all’Italia nel 2011 quando i tassi sui titoli salirono a livelli insostenibili. Per darti soldi la banca vuole interessi, ed Europa e FMI non sono Babbo Natale.

E poi, piano ad alzare la voce,noi siamo questi.

 

Argomenti

Posizione

Fonte

Libertà di stampa

73° su 187

Freedom House

Corruzione

72° su 174

Transparency Int’l

Utilizzo fondi UE

26° su 27

UE

Infrazioni UE

1° su 27

UE

Alfabetizzazione

ultimi in OCSE

OCSE

Servizi

ultimi in OCSE

OCSE

Abbandono scolastico

17,60%

Media UE 12,80%

Diplonati-laureati

21,70%

Media UE 35,80%

Puoi fare fumo finché puoi, ma poi il fumo dirada, e resta il nulla.

Colpa dell’Europa? Sicuro? (4)

Posted on 14 agosto 2014 by Sergio

PILLOLE

Visto lo schema nel precedente articolo sulla posizione dell’Italia in Europa, forse è il caso di guardare un pò in casa nostra.

I Fondi Europei a disposizione dell’Italia per il periodo 2007-2013 ammontano a 27,92 miliardi di euro. Ebbene, ad aprile 2014 ne sono stati investiti solo 13,53 miliardi. I fondi non spesi entro il 31 dicembre 2015 ci saranno tolti. WOW: abbiamo  applicato la spending review.

Business School nel mondo. Cioè la graduatoria delle migliori Università: 17° a Honk Kong, 20° all’India, 48° all’Italia (la Bocconi). Quando si dice investire nella scuola e nelle Università.

Contrattazione retribuzioni, ovvero la distribuzione.

UE:   50% a livello nazionale, 50% a livello locale/aziendale

Italia: 80% a livello nazionale, 20% a livello locale/aziendale.

E come la sproni la competitività nonché la ricerca e sviluppo?

Marchionne ha elargito buonuscite di ben 22 milioni di euro a G.L. Gobetti e ben 101 milioni di euro a C. Romiti. Presi dai guadagni della Fiat? No, dalla Cassa Integrazione (e io pagooooo).

Ex assessore Lazio: “Mi arrivano netti 6.800 euro al mese; faccio fatica a campare”. Assessore Cangemi basta grissini, una pizza al mese, tiè

Regione Lazio Dal 2016 agli ex-consiglieri regionali scatterà il vitalizio a 50 anni di età.

Regione Sardegna A 41 anni l’ex presidente del consiglio regionale si becca già una pensione di oltre 5.000 euro.

Hanno confuso la spending review con la spending dipiù

Ma tanto, noi siamo felici noi siamo contenti…………..

Colpa dell’Europa? Sicuro? (5/F)

Posted on 18 agosto 2014 by Sergio

18 agosto 2014

I tedeschi ci risultano poco simpatici, è noto. ‘Sti crucchi rigidi come manici di scopa e maniaci del “nein”.

Eppure……… ecco un aneddoto riportato da Bini Smaghi, presente al fatto.

Nel negoziato che portò al Trattato di Maastricht la delegazione tedesca era fermamente convinta che se la sovranità sulla politica monetaria doveva essere ceduta ad una istituzione sovranazionale, questa doveva essere pienamente indipendente. Solo dando lo stesso potere di voto a tutti i membri dell’organo decisionale, indipendentemente dalla nazionalità, si sarebbe garantita la piena indipendenza.

Alla prima riunione, nel gennaio 1999, era previsto che i membri del Comitato Direttivo della BCE fossero seduti seguendo l’ordine alfabetico dei rispettivi paesi, come norma in quasi tutti i consessi europei. Entrando nella sala, l’allora Presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, uno degli artefici del Trattato, si rifiutò di sedersi al posto riservato alla Germania e chiese di cambiare l’ordine delle posizioni  seguendo l’ordine alfabetico dei nomi dei membri del Comitato, e non quello dei loro paesi. Così fu fatto. Eppure non si chiamava Abteiner.

Termina qui la pubblicazione di articoli sull’Europa, sperando siano stati utili nel loro limite.

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A richiesta 3/6: Uomini e quaquaraqua

31 maggio 2016

Uomini e quaraquaqua

Posted on 1 settembre 2013 by Sergio

26-02-2013 e 15-08-2013

Ho visto UOMINI, nei loro abiti e divise, nel buio della notte, gettarsi in acque gelide, per salvare la vita ad altri UOMINI, a DONNE, a BAMBINI.

Ho visto BAMBINI scuri, avvolti in tiepide coperte, guardare, con occhi spalancati e sereni, visi sconosciuti che sorridevano loro.

E mi sono sentito UOMO, ed ITALIANO.

 

Ho visto quaquaraqua vendere il loro culo per poltrone più morbide e remunerative. Che hanno  portato la loro mente all’ammasso, per un culto della personalità, verso un Caligola di bassa lega.  Per i quali non esiste la parola  ’noi’ ma solo la parola ‘io’. Che si dicono cristiani ma che perseguono, anziché carità e giustizia, arroganza e prepotenza.

E mi sono sentito STRANIERO IN PATRIA.

Ma questa patria è mia e di molti come me, e ce la vogliamo riprendere.

GIUSTO PER RIDERE UN POCO

 

x-Donne_toste_(1)

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A richiesta 2/6: Artisti di strada…

31 maggio 2016

Artisti di strada?…Perché no?….Perché sì!

21-06-2012  COMMISSIONE  CULTURA

Un altro barbone che chiede l’elemosina!!

Perchè barbone?…perchè mi offendi?…non sono un barbone….sono un artista…sì…un artista… di strada.

La mia arte è povera…ma è quella che ho….per me è molto…e la regalo…a tutti…anche a te.

Se cade una moneta nel cappello, non è quella a farmi felice…..è che qualcuno ha voluto sentirmi, vedermi…forse gli ho strappato un sorriso….ecco la mia felicità.

Cos’è,una soap-opera? No, una realtà, fredda, arida. Come Milano. Chi ha viaggiato, sopratutto in Europa, ne ha visti di artisti di strada. E a Milano?

Ecco un episodio vero, attuato dal Washington Post.

Joshua Bell, forse il più grande violinista vivente, con uno Stradivari del 1713 dal valore di 3 milioni di dollari, si è seduto alla stazione metro di New York ed ha cominciato a suonare. Per 45 minuti le riprese hanno dimostrato che nessuno si è fermato ad ascoltare. Pochi giorni prima Joshua aveva suonato alla Symphony Hall con biglietti d’ingresso da 1.000 dollari. Gli mancava la cornice? Gli mancava l’etichetta col prezzo? Sappiamo godere di ciò che ci viene regalato?

Ricordate i madonnari? I vecchi come noi li ricordano: artisti, artisti veri, con la gente intorno a guardare.

Forse a Milano ritorneranno i madonnari e tutti gli altri artisti di strada che abbiamo dimenticato o che non sappiamo più vedere. Forse ritorneremo a scambiare un sorriso con un artista di strada.

Giusto per ridere un pò

Vibratore

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A richiesta 1/6: 150 anni o migliaia?

31 maggio 2016

150 anni o …..migliaia?

Posted on 1 settembre 2013 by Sergio

2011

150 anni dall’unità di Italia. Migliaia di anni nel Centro della Cultura: il Mediterraneo.

Un cerchio sulla circonferenza del quale si sono sviluppate numerose culture, numerose civiltà.

Se immaginiamo una civiltà come una splendida donna, sulle spiagge di questo mare sostano la Francese, la Spagnola, l’Egiziana, e tante altre più o meno note.

L’Italiana è diversa. E’ una splendida donna distesa nell’acqua, con piccole onde che vengono e vanno lambendone il corpo, scivolando sulla sua pelle.

Ed in queste onde fluttuano le culture che provengono da spiagge vicine e più lontane. Onde antiche che scorrono da secoli, millenni. Quante culture lontane si sono spinte sulle spiagge per lambire questa splendida donna. Nessuna onda si è mai fermata prima, e nessuna onda è mai stata respinta. Onde che si sono fuse le une nelle altre, lasciando un segno e riportandone altri alle spiagge di origine. E questa splendida donna ha accumulato tutto ciò che di bello ha trovato.

Camillo Benso di Cavour disse: “Fatta l’Italia, dobbiamo fare gli Italiani”. Un’altra promessa non mantenuta. Difficile, ma non impossibile, fare un popolo se non vuole farsi da sé. Alcuni Italiani, che delle culture ne hanno fatto un valore, hanno costituito piccoli villaggi; altri hanno lasciato che i valori fossero altri a definirli e, come gregge non pensante, li hanno assimilati come virus.

Occorre un forte antivirus. Solo così saremo figli di quella splendida donna che si lascia accarezzare dalle onde.

GIUSTO PER RIDERE UN POCO

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